“Sotto il sol di mezzanotte, stan le aringhe strette a frotte. Getta l’ancora dove si sente il freddoloso ripetente”
Fu così che Paperino, Zio Paperone e i nipotini trovarono un nuovo indizio per proseguire una fantastica avventura in giro per il mondo alla ricerca di un fantomatico tesoro.*
Sono passati 45 anni dal momento in cui lessi questa storia su Topolino ed ancora ricordo a memoria questa filastrocca che portava ad un nuovo indizio custodito da un personaggio particolare:
Un pappagallo (il ripetente) infreddolito (freddoloso) che i nostri protagonisti trovarono in una fabbrica di aringhe in scatola (dove stanno strette a frotte) nella città di Anchorage (dove bisognava gettare l’ancora) in Alaska (paese del “sole a mezzanotte”).
Quante cose ho imparato su Topolino, in effetti chi l’aveva mai sentita nominare Anchorage.
Topolino è “comunicazione” allo stato puro, chi immagina e disegna le storie in esso illustrate appartiene alla categoria “fuoriclasse” e, almeno su questo, credo che saremo tutti concordi.
Topolino parla a tutti e parla di tutto.
Grazie a Topolino scoprii il disastro di Pompei, la formula 1, la parola “utopia” e altre mille cose fra le quali, appunto, l’esistenza della città di Anchorage (e pure dell’Alaska).
Linguaggio semplice e diretto, semplificazione massima di concetti ed eventi anche complessi.
Sarebbe bellissimo avere fra le dita un solo grammo della magia Disney per parlare alle persone di temi che ti stanno a cuore con la stessa capacità di farle emozionare e di fargliele ricordare (mi accontenterei di qualche mese, non di 45 anni).
È piuttosto chiaro che sto parlando di un’ambizione, al tempo stesso faccio quello che posso con quello che ho a disposizione e mi piace farlo.
Del resto, lo stesso Walt Disney amava ripetere ai suoi collaboratori che: “L’unico modo per iniziare a fare qualcosa è smettere di parlare e iniziare a fare”.
Mi è sempre piaciuto scrivere fin da quando alle superiori dovevo fare sempre doppio compito in classe di italiano.
Scrivevo senza troppi problemi due temi in tre ore: uno per me e uno, completamente diverso e su un’altra traccia, per il mio compagno di banco Fabrizio, un genio in tutte le altre materie, ma poco affine alla scrittura.
Con lui misi in piedi un “cambio merce” molto vantaggioso che mi ha permesso di superare indenne decine di compiti in classe di fisica, matematica, chimica al biennio e tutte le altre “chimiche” del triennio all’ITIS fino al trionfale scambio di fogli protocolli all’esame di maturità.
Sono passati più di trent’anni, eventuali reati saranno andati in prescrizione.
Da qualche anno abbino questa mia passione con il mio lavoro raccontando piccole storie di sicurezza o che hanno a che fare con le disabilità.
Articoli nati da fatti di cronaca, da mie riflessioni sui temi della sicurezza in ogni ambito, non solo nei luoghi di lavoro.
A volte mi ha ispirato un viaggio a Chernobyl o a Belfast, altre drammatici fatti come gli attentati di Parigi nel 2015.
Mi auguro che alla fine della lettura dei miei articoli avrete la sensazione di avere impiegato bene il vostro tempo.
* la storia è “Paperino e l’eredità di Babe” scritta e disegnata da Massimo De Vita, pubblicata per la prima volta su Topolino 1341/ 1342 (agosto 1981) in due episodi, per un totale di 60 pagine
Immagine: https://disney-comics.fandom.com/

